Puppato: “Su LiquidFeedback respinti dal M5s”

La senatrice del partito Democratico illustra il percorso che ha portato al lancio di TuParlamento.it, piattaforma che punta a stabilire una collaborazione tra parlamentari e cittadini per la costruzione di disegni di legge. “La consideravamo un ponte con i 5Stelle, peccato sia andata diversamente”. E sulla democrazia diretta: “Non può esistere un Parlamento di 60 milioni di persone. E quello che abbiamo visto finora a mezzo referendum online non lo chiamerei democrazia”

È entrata a gamba tesa nello scenario della politica al tempo digitale, in quella zona che vede ridefinita la struttura della democrazia rappresentativa come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi ma che non ha ancora mostrato con precisione i suoi confini, la consistenza del campo da gioco e, soprattutto, viene troppo spesso confusa con il passaggio ad una qualche forma di democrazia diretta a mezzo click.

Laura Puppato, senatrice del Partito Democratico, ha da qualche giorno lanciato TuParlamento, piattaforma di LiquidFeedback che permette di elaborare proposte politiche, seguire le iniziative legislative dei parlamentari aderenti e partecipare alle discussioni che si aprono sulle stesse e su quelle degli altri utenti, elaborare alternative alle idee altrui, supportare iniziative e votare su quelle che hanno ricevuto un livello di attenzione considerato sufficiente; in ultima istanza, arriva l’adozione della proposta più votata da parte dei parlamentari aderenti alla piattaforma, al momento quattordici oltre alla Puppato tra Pd, Sel e Scelta Civica.

Senatrice, a chi è venuta l’idea e quanto tempo è durata la gestazione della piattaforma?

È un’idea che mi è venuta dopo il voto delle ultime politiche e che, condivisa con alcuni colleghi, aveva un significato politico importante: creare un ponte verso il Movimento 5 stelle. Credevo potesse essere un modo per abbattere alcuni steccati tra i due partiti e creare una comune base programmatica a partire da un tema tanto caro al M5s.

I segnali all’inizio erano stati incoraggianti e pensavamo di aver fatto centro quando Jacopo Fo raccolse l’iniziativa e se ne fece portavoce. Ma nel Movimento ci furono solo adesioni personali e in un numero non sufficiente a far prendere una posizione di apertura anche ai vertici dello stesso.

E siete andati avanti da soli.

Ma non grazie a noi soli. Fallita l’idea di utilizzare TuParlamento per l’avvicinamento tra Pd e M5s fui contattata dai ragazzi della Fondazione Rete Civica di Milano che, con l’aiuto di alcuni docenti dell’università cittadina, mi hanno esposto alcuni progetti simili messi in piedi da loro offrendomi un aiuto per far arrivare in porto la piattaforma che avevo in mente. Un obiettivo centrato in tre mesi.

Nel frattempo il lavoro di scouting che avevo iniziato tra i colleghi in Parlamento ci aveva permesso di mettere in campo questa prima squadra, un nucleo che considero ottimo soprattutto dal punto di vista dei ruoli, delle dinamiche professionali e delle competenze, dato che ci sono due figure governative e deputati presenti in tutte le commissioni della Camera. E lavoriamo per allargare il numero di deputati e senatori aderenti.

A quali modelli vi siete ispirati?

Laura Puppato, senatrice del Pd

Non ci siamo ispirati a nessuno, in realtà, ma abbiamo creato un modello originale. Non consideravamo ideali né la piattaforma del Partito Pirata tedesco né il modello sperimentato durante le elezioni regionali in Lombardia.

Qualcuno le ha consigliato di lasciar perdere? Magari tra quelli che pensano che i mali del Pd arrivino da Twitter…

Si, qualcuno, sì. Ma credo sia perché molti non hanno capito l’iniziativa; questa è una vera e propria piattaforma di progetti e, come minimo, può nascere una reciproca conoscenza del lavoro tra i gruppi di parlamentari e i gruppi di cittadini che partecipano, in un atto di trasparenza che punta a realizzare veri e propri progetti per il Paese.  

Quali numeri state registrando a pochi giorni dal lancio? Ci sono già proposte che considerate interessanti?

I numeri li considero impressionanti. In due giorni abbiamo già ottocento profili attivi, un trend che quasi ci spaventa. A parte le proposte che abbiamo messo in campo noi, lavoreremo in questa settimana per passare subito al setaccio le prime proposte arrivate.

Il punto di forza e il punto di debolezza della piattaforma.

Il punto di forza è la volontà di chi l’ha creato, che vuole far recuperare credibilità alla politica e dare al cittadino quella conoscenza della politica che è il fondamentale presupposto della partecipazione. Il punto di debolezza lo scopriremo solo vivendo, è una sperimentazione e come tale è messa alla prova sul campo.

Qual è la sua idea di democrazia nell’era digitale? È questa la voglia di cercare un compromesso tra democrazia rappresentativa tout court e una qualche sorta di democrazia diretta?

Personalmente credo che non tutti gli italiani si metteranno in testa di agire come proponente politico. Abbiamo 60 milioni di potenziali produttori di proposte, ma non è così; abbiamo, tuttavia, 60 milioni di persone che vogliono essere informate su quello che succede nel Paese dal punto di vista politico, e solo questo basterebbe per aprire i procedimenti politici alla conoscenza di tutti.

In più c’è che se un professionista o un esperto avessero voglia di esprimere una proposta, sarebbe stupido se un politico si rifiutasse di prenderla in considerazione. Un punto di partenza per un reciproco scambio di vedute allargato a chiunque voglia partecipare alla discussione, con l’obiettivo di trasformare le buone idee in leggi dello Stato. Ed è questo l’unico modo per uscire da un sistema dominato dagli interessi per entrare in un sistema dominato delle idee.

In un’intervista al Corriere della Sera Gianroberto Casaleggio rinnova l’attesa per la piattaforma pentastellata e afferma che “La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato”, è d’accordo? Insomma, lei pensa che si realizzabile la democrazia diretta?

In sintesi, io credo che in un Paese come l’Italia non ci sia una democrazia se non per delega, il problema vero è controllare i delegati ed essere pienamente informati sul loro lavoro e magari contribuirvi attivamente. Non capisco perché dobbiamo pensare ad un Parlamento con 60milioni di membri; più proficuo è un Parlamento con un numero ridotto di deputati e senatori ma una più ampia partecipazione tra chi dirige e chi è destinatario dei provvedimenti. E chi dirige deve avere l’intelligenza di ascoltare.

Gli esempi di democrazia diretta che abbiamo visto fino ad oggi non ci sono piaciuti per niente, anzi, non possono neanche essere definiti democrazia.

Chiudiamo con una digressione fuori tema: Agorà Digitale sta investendo tutte le sue energie sulla trasparenza amministrativa cercando alleati e sponde sicure per superare gli ostacoli che si presentano sul suo percorso. In questo senso, possiamo considerarla tra queste risorse istituzionali?

Certo che si, e molto volentieri.