Il nostro contributo per salvare gli #OpenData

di Ernesto Belisario

Nelle scorse settimane, proprio contemporaneamente all’iniziativa della “Settimana della trasparenza” lanciata da Agorà Digitale, il Governo ha avviato l’iter per l’approvazione di un decreto di riordino della normativa in materia di trasparenza.

Il provvedimeno, che l’obiettivo (dichiarato) di semplificare le norme preesistenti e ampliare le garanzie civiche, corre il rischio di rappresentare – paradossalmente – un vero e proprio passo indietro: non solo, infatti, non viene introdotta nel nostro ordinamento nessuna norma simile al Freedom of Information Act (FOIA) statunitense, ma addirittura viene sminuito il ruolo degli Open Data e, in particolare, viene imediatamente abrogata la norma forse più rivoluzionaria ed efficace in materia di trasparenza delle spese della pubblica amministrazione (articolo 18 D. L. n. 83/2012, c.d. “Decreto Sviluppo”).

Ma le brutte notizie non sono finite qui. Il Garante Privacy, nel parere fornito sulla bozza di decreto, ha chiesto ulteriori modifiche peggiorative (come, ad esempio, la mancata indicizzazione da parte dei motori di ricarca) che – se accolte dall’esecutivo – potrebbero ulteriormente compromettere il livello di trasparenza delle nostre pubbliche amministrazioni.

Il Governo – nonostante queste criticità – ha fretta di approvare il decreto, in via definitiva, entro la fine della legislatura e così – paradossalmente per un provvedimento sulla trasparenza – non solo non ha pubblicato la versione preliminare del decreto, ma non ha neanche aperto un processo di consultazione pubblica (che pure sarebbe stato necessario e auspicabile).

L’Italia ha aderito ad Open Government Parnership e quindi dovrebbe riconoscere centrale importanza alla prassi delle consultazioni pubbliche sui provvedimenti di così cruciale importanza nella vita democratica del Paese.

Eppure, ancora una volta, le versioni dei provvedimenti circolano solo in modo “carbonaro” e il loro contenuto viene scoperto dai cittadini quando ormai è “troppo tardi” per protestare (e cioè al momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale); ma, soprattutto, cittadini, esperti e società civile non vengono consultati nè messi in condizione di dare un contributo per migliorare il provvedimento. Non proprio un bel segnale, a poco più di due mesi dalla celebrazione – proprio presso il Ministero guidato da Patroni Griffi – di un meeting dell’Open Government Partnership.

Per questo motivo, Agorà Digitale – insieme ad altri movimenti che si battono per la trasparenza come FOIA.it e OpenMediaCoalition – ha provato a scrivere alcune proposte di modifica del decreto che abbiano l’obiettivo di migliorare il provvedimento nell’ottica di una effettiva trasparenza.

Si tratta di sei emendamenti precisi e motivati (che potete leggere qui) relativi a tre temi rilevanti:

a) centralità degli Open Data: nel 2013 non può esserci vera trasparenza senza dati aperti, per questo motivo è necessario che venga chiaramente specificato che tutti i dati e documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del decreto debbano essere pubblicati in almeno un formato aperto. È poi necessario ribadire la necessità della indicizzazione dei dati da parte dei motori di ricerca perchè – come dice David Eaves – con riferimento al dato “if it can’t be spidered or indexed, it doesn’t exist”.

b) open budget & open spending: tra i dati che i cittadini sono più interessati a conoscere ci sono – come dimostra il successo dell’iniziativa “Era della Trasparenza” – quelli su come vengono spesi i soldi pubblici. Per questo è necessario che sia i dati di bilancio che quelli relativi a compensi, corrispettivi e vantaggi economici vengano resi disponibili come dati aperti. La nostra proposta mira, in particolare, a ripristinare integralmente la formulazione dell’ormai famoso art. 18: l’attuale formulazione, infatti, ne depotenzia la portata innovatrice e sarebbe foriera di maggiori complessità per gli Enti (nella pubblicazione) oltre che per i cittadini (che avrebbero maggiori difficoltà ad avere un quadro sistematico di tutte le spese dell’Ente).

c) freedom of information actaccesso civico: la nostra proposta mira a colmare una lacuna del provvedimento del Governo, inserendo una norma che espressamente preveda che “tutti i documenti, le informazioni ed i dati nella disponibilità della pubblica amministrazione sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, fruirne gratuitamente”. Solo così sarà possibile parlare di FOIA italiano.

Queste sono le nostre proposte che, per trasparenza, rendiamo pubbliche e sulle quali chiediamo la vostra adesione.

Visto che nessuno – in modo paternalistico – ci ha chiesto cosa pensassimo di queste norme, è necessario gridare per fare sentire la nostra voce di cittadini. Cittadini che vogliono che la PA sia effettivamente più trasparente.