Lo streaming dei programmi televisivi in diretta sui siti web subisce un duro colpo dalla Corte europea, che lo limita fortemente a seguito di un ricorso di alcune emittenti inglesi. Morozov torna alla carica contro gli eccessi di Internet, criticando la nuova ideologia del “soluzionismo”

Dalla Corte di giustizia europea arriva un grande aiuto ai difensori del diritto d’autore: dalle stanze di Lussemburgo infatti, il parere dei giudici vieta la diretta-tv su internet se il canale telematico non è autorizzato. A sollevare la questione dinanzi la Corte, alcune televisioni commerciali britanniche che hanno portato in tribunale la Tvc Catchup rea di aver diffuso sul web, in diretta, alcune trasmissioni televisive. La notizia, che costituisce una pericolosa “prima volta”, fa il paio con quanto successe in Italia diverse settimane fa, ovvero quando vennero sequestrati alcuni siti, perchè lesivi del copyright, che trasmettevano delle partite in diretta.

Il canale televisivo viene equiparato ad un autore; la Corte ha infatti specificato che la ritrasmissione è, per certi  versi ,“ una comunicazione al pubblico delle opere e deve essere in quanto tale autorizzata dal loro autore”.  In base a questa “titolarità” quindi, il broadcaster ha il potere di decidere se le piattaforme che utilizzano lo streaming sono autorizzate o meno alla diretta sul web. Un grave limite pertanto alla libera circolazione delle informazioni su Internet che mira, sostanzialmente, a tutelare il privilegio degli autori/editori che avrebbero così il potere dell’esclusiva dei propri siti di riferimento. E questo a prescindere dal lucro che possano ricavarne gli altri player di Internet.

Morozov e i rischi del tecnicismo

Evgeny Morozov sulle colonne de La Repubblica evidenza i rischi del pensiero tecnologico, e la mania del “soluzionismo” che a parere suo, annullerebbe le differenze tra gli uomini. Dopo aver criticato, qualche giorno fa, la rigida gerarchia che vige all’interno del Movimento 5 Stelle, quest’oggi Morozov descrive la ricerca sfrenata nel risolvere problemi e quella rincorsa al materiale elettronico sempre mirato alla creazione di soluzioni.

Ma questa stessa “ideologia del soluzionismo” secondo lo scrittore bielorusso, ci getterà nella “patologia della smemoratezza”: se smartphone e applicazioni risolveranno i problemi al posto nostro, diventeremo sempre pù piatti, e finiremo col sacrificare tutta la nostra privacy per “salvare il mondo” e lasciar risolvere tutti i nostri problemi quotidiani ai colossi della Silicon Valley.

Francesco Formisano

Fonti: La Repubblica, Fulvio Sarzana, Guido Scorza, Fatto Quotidiano