Legalizziamo il file sharing

Entra in Azione

<br /> <div style="background-color: F4F7E7;"><a href="http://www.rsspump.com" title="rss widget">web widgets</a></div> <p></p>

La carta dei cento per il libero Wi-Fi

Free wifi

Agorà Digitale è tra i firmatari di questa carta che verrà pubblicato da L'Espresso venerdì 27 novembre, verrà presentata al Presidente Berlusconi ed è il risultato di un lavoro di Alessandro Gilioli, Guido Scorza (Membro del Direttivo di Agorà Digitale) e Raffaele Bianco.

LA CARTA DEI CENTO PER IL LIBERO WI-FI

Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

I Liberali europei fanno propri gli obiettivi Radicali per internet libero e formati aperti

Il Parlamento europeo, approvando il Pacchetto Telecom, tutela internet come diritto fondamentale. L’Italia si adegui subito a questi principi
Dichiarazione di Luca Nicotra, Segretario dell’Associazione radicale Agorà Digitale e di Lorenzo Lipparini, Membro del Direttivo di AD, Comitato nazionale di Radicali italiani:

 
Il congresso del Partito dei Liberali e Democratici europei (ELDR) ha approvato la risoluzione proposta dai Radicali italiani sulle libertà digitali che chiede tra l’altro un impegno per “l’adozione dei formati aperti e del software libero come buona pratica per garantire l’indipendenza delle istituzioni, la trasparenza e l’accessibilità di tutti i cittadini agli atti pubblici, oltre a garantire significativi risparmi per le pubbliche amministrazioni”. La risoluzione invita i partiti Liberali di tutta europa ad “aprire un dibattito sulla possibilità di legalizzare il file sharing delle opere coperte da copyright attraverso l’adozione di licenze collettive estese” e ribadisce che “l’accesso a internet deve essere salvaguardato come un diritto umano fondamentale come quelli riguardanti la comunicazione e il diritto di espressione”. Quest’ultimo pricipio è stato ribadito proprio ieri dal Parlamento europeo con il voto, a grandissima maggiornaza, del testo di comproesso sul Pacchetto Telecom che stabilisce che “I provvedimenti adottati dagli Stati membri devono rispettare i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo”, “nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza e del diritto alla privacy” e a seguito di “un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo". Il voto del Parlamento europeo è un passo nella giusta direzione e sancisce l’illegalità di proposte di controllo poliziesco di internet o di disconnessione degli utenti per reati connessi al file sharing senza l’intervento dell’autorità giudiziaria, come invece previsto dalla legge francese Hadopi. Durante le prime due letture del testo al Parlamento europeo, grazie all’impegno di Marco Cappato, abbiamo, come radicali, contribuito a bloccare il tentativo di militarizzazione di internet e chiesto a più riprese un’attenzione europea verso le libertà digitali. Oggi questo impegno è stato riconosciuto e raccolto anche dai 56 partiti membri di ELDR. È ora importante vigilare affinchè, a livello nazionale, il recepimento di questi principi comunitari avvenga senza ritardi e ambiguità, sgombrando il campo dalle proposte illiberali che giungono quotidianamente dall’attuale maggioranza di governo.

I dati smascherano la propaganda delle major. Il file sharing illegale non distrugge la musica, anzi. Legalizziamolo subito.

radicali piratebay

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'associazione radicale "Agorà Digitale) e Marco Beltrandi (Deputato Radicale eletto nelle liste del PD)

La propaganda dei grandi attori del mercato dell'audiovisivo cerca ogni giorno di convincerci di una realtà che i dati continuano a smentire. Anche lo studio pubblicato oggi dalla fondazione IULM, mostra un mercato della musica sostanzialmente stabile nonostante la crisi economica, con un dato di crescita nella vendita dei CD e un grande incremento nel settore digitale. Dove sono oggi i proclami di quelli che si strappano i capelli per il danno inferto dal file sharing illegale all'industria della musica? Scommettiamo che non avranno il coraggio di commentare dei dati che mostrano come il problema non è quello dei cosiddetti pirati, bensì quello di convincere le grandi major a seguire le regole del mercato, ad esempio abbassando il costo dei CD, o adattandosi alle nuove tecnologie e alle conseguenti aspettative dei cittadini-consumatori.
Dietro la difesa di una regolamentazione del diritto d'autore bloccata quantomeno al secolo scorso, c'è la richiesta di poter agire fuori dal mercato e fuori dal tempo. Per colpa di chi difende lo status quo stiamo combattendo una guerra contro una intera generazione. Una guerra inutile e dannosa, per la cui vittoria, ci chiedono di sacrificare il diritto alla tutela dei dati personali in rete, e il diritto al giusto processo, con la possibilità di scollegare interi nuclei familiari da internet.
Come radicali e come associazione Agorà Digitale, chiediamo da tempo di seguire un'altra strada, quella della legalizzazione del file sharing, che rappresenta un'enorme possibilità di sviluppo economico e culturale nel paese. Per questo è stato depositato alla Camera un disegno di legge presentato da Marco Beltrandi e sottoscritto dall'intera delegazione radicale che descrive un percorso realistico di regolamentazione. Ci appelliamo, al presidente e ai membri della commissione cultura, dove il ddl è bloccato ormai da troppo tempo, e a tutte le forze politiche, affinchè il testo venga calendarizzato al più presto.

Internet. Ministro Brambilla, l'accesso sia libero per i cittadini prima che per i turisti

brambilla

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)

È un fatto positivo che il ministro Brambilla si schieri apertamente contro il decreto Pisanu, in scadenza il 31 dicembre 2009, che negli ultimi anni ha imposto ai pubblici esercizi e ai circoli privati di schedare tutte le comunicazioni su Internet e i dati personali dei propri clienti che accedono alla rete, con modalità tali da non avere eguali in alcun paese democratico.
È però importante rilevare che l'articolo fatto inserire dall'on. Brambilla nel disegno di legge approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, modifica solo l'obbligo di registrarsi presso la questura per chi offre accesso a internet, introducendo un'esenzione, in modo del tutto arbitrario, per le sole strutture alberghiere, i campeggi e gli affittacamere, lasciando invece intatto l'impianto generale della legge.
È grave che nelle dichiarazioni del ministro e nella sua proposta di modifica, si prefiguri una corsia preferenziale di accesso ad Internet "per turisti" che non riguarda il cittadino italiano, come se internet fosse un servizio in più da offrire e non un diritto fondamentale.
Ma è ancora più grave che si mettano in calendario proposte di modifica del tutto marginali e propagandistiche, essendo chiaro che, per "semplificare e liberalizzare l'accesso ad Internet", come chiede il ministro, è necessario rivedere da subito la legge nella parte che riguarda l'identificazione degli utenti e la custodia dei dati sul traffico effettuato su internet. Una norma che cancella il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
Per questo ci appelliamo al ministro Brambilla e al governo affinché non posticipino il riesame complessivo della normativa, innanzitutto impegnandosi pubblicamente a non rinnovare il decreto Pisanu. Da parte nostra, siamo pronti a presentare degli emendamenti che modifichino sostanzialmente le disposizioni attuali, e che proporremo a tutti i parlamentari non appena il testo del disegno di legge arriverà in parlamento.
 

Google e Yahoo rimuovano i contenuti online di Mediaset dai loro indici

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)
In un mercato in cui è chiaro a tutti che, a dispetto della retorica messa in campo dall'industria dei contenuti, il contributo di maggior valore deriva dalla connettività, e non dal contenuto, lascia sbigottiti l'appello lanciato al Governo da Confalonieri affinchè difenda aziende come Mediaset da Google, Youtube, Yahoo e altri fantomatici approfittatori. Anzi, più di un appello sembra una minaccia, considerando che, proprio ieri, Mediaset ha ribadito quanto sia centrale nella sua strategia la causa che essa stessa ha intentato contro Youtube e in cui rivendica un danno di 500 milioni di euro per violazione del diritto d'autore.

Confalonieri cerca di difendere un sistema bloccato, in cui i cittadini sono semplicemente audience, e la scelta dei contenuti da trasmettere è fatta da coloro che, come lo stesso Confalonieri, hanno in mano la TV generalista. 

A questo punto ci appelliamo a Google e Yahoo chiedendo loro di rimuovere per almeno un mese i contenuti online del gruppo Mediaset dai loro indici. Un'azione drastica, ma potrebbe essere davvero l'unico modo per aiutare a far comprendere a coloro che difendono modelli ormai superati quanto la Rete ha cambiato l'economia, anche quella dei contenuti, e quanta parte dei ricavi degli stessi produttori derivino dalla comunità di utenti che modifica e condivide.

Italia diciassettesima in Europa nella banda larga. Chiarezza subito sui fondi e sul piano di investimenti

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell’associazione radicale “Agorà Digitale”) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)

Pisa-Roma, 19 Novembre 2009

I dati appena diffusi dalla Commissione europea non fanno che confermare il ritardo dell'Italia rispetto alla media europea nella diffusione della banda larga tramite linea fissa, inchiodando il nostro paese al diciassettesimo posto tra i 27 stati membri.
I ministri del governo Berlusconi, ultimo Scajola, rassicurano sulla disponibilità dei famosi 800 milioni, ma ormai è urgente fare chiarezza fornendo cifre e date certe. Inoltre anche se tali fondi fossero messi a disposizione in tempi brevi, il problema rimane aperto. Infatti non è ancora chiaro quali saranno le aree prioritarie di intervento, né il metodo con cui verrà stabilita l'efficacia degli investimenti. In queste condizioni il rischio è che da una parte il piano per la banda larga del governo diventi l'ennesimo finanziamento ai colossi delle telecomunicazioni, e dall'altra questo costituisca addirittura un atto di concorrenza sleale rispetto a quegli operatori che, anche senza i fondi governativi e in regime di mercato, già offrono o progettano di offrire soluzioni di banda larga (magari senzafili) agli utenti Internet nelle zone meno coperte del Paese.

Il Governo faccia propria la proposta radicale per il software libero nella pubblica amministrazione

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Perduca (Membro del direttivo, Senatore radicale eletto nelle liste del PD)

Dobbiamo impedire di consegnare ad un unico monopolista il futuro dei sistemi informatici della pubblica amministrazione, e pertanto ci appelliamo al Ministro Brunetta affinché faccia propria la proposta di legge depositata al Senato dai parlamentari radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, in materia di pluralismo informatico e sulla adozione e diffusione del software libero nella pubblica amministrazione, frutto della collaborazione con l'Associazione Software Libero. È grave che il ministro si riferisca alla sola gratuità del prodotto nel giustificare l'accordo con Microsoft presentato nell'ambito del piano e-Gov 2012. Infatti, da sempre l'azienda di Redmond tenta di legare a sé in modo indissolubile il futuro funzionamento di amministrazioni pubbliche, scuole e università fornendo gratuitamente il proprio software.
È importante ribadire che la scelta del software non è una scelta amministrativa che si puo' basare sui soli criteri di economicità, ma è eminentemente politica, in quanto capace di modificare la dinamica dello sviluppo del nostro Paese.
È per questo che ad esempio l'amministrazione americana, pur avendo la possibilità di stringere accordi simili a quello offerto al governo italiano, sta facendo in molti casi la scelta opposta, tanto da trasferire il sito della Casa Bianca ad una piattaforma tecnologica aperta.
Se davvero il ministro non vuole ipotecare il futuro della scuola e della pubblica amministrazione, e investire nel pluralismo informatico lo dimostri adottando da subito la proposta radicale.

No al rinnovo del Decreto Pisanu; no allo Stato di Polizia in Rete

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'associazione radicale Agorà digitale) e Marco Cappato (Presidente, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani)

Il 31 dicembre scade il decreto Pisanu, che prevede la schedatura di tutte le comunicazioni su Internet e dei dati personali di coloro che accedono alla rete dai luoghi pubblici, con modalità tali da non avere eguali in alcun Paese democratico. Il decreto fu approvato sull'onda della paura generata di attentati terroristici negli USA e in Europa, e da allora ininterrottamente prorogato, cancellando il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
L'associazione radicale "Agorà digitale" ha deciso di mobilitarsi per impedire che sia prorogata una norma così lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini, alla quale non corrisponde alcuna reale giustificazione in termini di sicurezza. Siamo consapevoli che già in passato questa richiesta da parte del mondo della rete è giunta ai Governi che si sono succeduti dopo l'approvazione del decreto. Ma prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono dimostrati sordi.
Quest'anno Agorà Digitale e il Partito radicale sono determinati a mettere fine a questa anomalia lottando dentro il Parlamento, dove i Deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato un disegno di legge per regolare il trattamento dei dati personali, ma anche al di fuori,  fornendo ai cittadini gli strumenti per opporsi a tali norme liberticide e preparando azioni di disobbedienza civile.
E' proprio a causa delle incredibili restrizioni imposte dal decreto Pisanu che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per diffusione dei punti di accesso wifi, nei bar, nelle scuole, nelle stazioni e nei luoghi pubblici in generale. Per dire NO allo Stato di polizia in rete, è necessario mobilitarsi per impedire il rinnovo del decreto Pisanu.
Anche su http://www.radicali.it/view.php?id=149162

Agorà Digitale al Congresso di Radicali Italiani

La mozione approvata al Congresso di Salerno di Agorà Digitale impegna l'associazione a "rappresentare per la galassia radicale uno strumento di azione nonviolenta, transnazionale e transpartitica sulle libertà e i diritti umani fondamentali nell'ambito delle tecnologie digitali, nonche' un laboratorio di forme organizzative, iniziative e strumenti di comunicazione in grado di usare le nuove tecnologie per la lotta politica"
Ed è proprio per tener fede a questo impegno che al Congresso nazionale di Radicali Italiani è stata presentata da Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, la seguente "Mozione particolare per i diritti civili di nuova generazione", che verrà discussa e votata dalla dirigenza radicale al prossimo Comitato Nazionale.

Ecco perchè ora sono un pirata

di Marco Valerio Lo Prete, iscritto di Agorà Digitale
(da lucacoscioni.it)

Condividi contenuti