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Agorà Digitale tra le associazioni che sottoscrivono il Public Domain Manifesto

Una iniziativa, promossa tra gli altri dal centro Nexa, per rendere cittadini ed istituzioni consapevoli del ruolo della pubblica condivisione della cultura. Di conseguenza contro una durata del copyrignt non in linea con i nuovi tempi della Rete.

"I nostri mercati, la nostra democrazia, la nostra scienza, le tradizioni della libertà di parola, e l'arte, tutto dipende in maniera cruciale da un pubblico dominio di materiale liberamente accessibile molto più di quanto non lo sia dal materiale informativo coperto da diritti di proprietà. Il pubblico dominio non è quanto rimane dopo che tutte le cose migliori siano state coperte dalle norme sulla proprietà. Il pubblico dominio è l'ambito da cui estraiamo i mattoni con cui costruire la nostra cultura. Rappresenta, di fatto, la maggior parte della nostra cultura." (James Boyle, The Public Domain, p.40f, 2008)

È possibile leggere il manifesto e sottoscriverlo sul sito publicdomainmanifesto.org

 

Agorà Digitale cerca nuovo Responsabile del Coordinamento dell'Associazione

Agorà Digitale cerca una persona per ricoprire il ruolo di responsabile del coordinamento dell'associazione nella sede di Roma in via di Torre Argentina 76.

È richiesta disponibilità immediata per la durata di 3 mesi prorogabili, per 4 ore giornaliere dal lunedì al venerdì, indicativamente dalle 10.00 alle 14.00, in un ambiente di lavoro giovane e stimolante. L'obiettivo è quello di coadiuvare i dirigenti e gli attivisti nella gestione ordinaria dell'associazione. E' previsto un rimborso spese da concordare in base al profilo.
Responsabilità:
   * Coordinamento dell'ufficio stampa.
   * Gestione relazioni esterne.
   * Supporto alle campagne dell'associazione.
   * Coordinamento delle riunioni periodiche.
   * Gestione pubblicazioni (newsletter, inserti, riviste).

Richieste:
   * Abilità nel diffondere gli obiettivi dell'associazione
   * Capacità di lavorare in gruppo a distanza
   * Ottima capacità di espressione scritta
   * Conoscenza della lingua inglese
   * Residenza o domicilio a Roma
Extra:
   * Conoscenze informatiche, in particolare tecnologie web e amministrazione di server.

Gli interessati sono pregati di inviare direttamente la propria domanda, corredata da un curriculum vitae, all'indirizzo nicotra@agoradigitale.org o di telefonare al numero 3403289238 per ulteriori informazioni.
Per conoscere il profilo e le attività dell'Associazione Agorà Digitale potete visitare il sito www.agoradigitale.org
 

Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

radicali piratebay

Dichiarazione di Luca Nicotra, segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale e Marco Perduca, senatore radicale eletto nelle liste del PD

Il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

 

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Contro tutto ciò, come radicali, siamo pronti ad opporci con tutti gli strumenti della giustizia ma anche della nonviolenza.

 

DECRETO ROMANI. RADICALI PRONTI A DISOBBEDIENZA CIVILE. VOGLIONO SOFFOCARE CONCORRENTI IMPRENDITORIALI E POLITICI

 
Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani
Il Decreto Romani, anziché limitarsi a recepire la direttiva europea “audiovisual media service”, tenta illegittimamente di introdurre delle limitazioni alla circolazione di video ed immagini tramite internet, prevedendo vincoli autorizzatori e la responsabilità editoriale degli Internet service provider.
 
Il Governo vuole con un colpo solo eliminare i suoi concorrenti scomodi, imprenditoriali o politici che siano.
Non sorprende che dagli oligarchi che controllano il sistema televisivo italiano, pubblico e privato, non vengano che plausi all’opera del Governo: il principale scopo del decreto Romani è infatti quello di soffocare sul nascere i due mercati emergenti della IPTV e della WEBTV, oramai pronti per fare concorrenza alle piattaforme già esistenti.
 
Ancora una volta, per garantire gli interessi di una parte si riducono i diritti per tutti.
Se non è la Cina, il modello preso a riferimento è di certo la Russia.
Faccio un esempio: da ieri è online 24 ore al giorno la WebTv Radicale, i cui contenuti sono ascrivibili come propaganda antigovernativa.
Ebbene, se passasse il decreto, la Web Tv dovrebbe sottostare all’autorizzazione del Ministero…
Hanno paura persino dei 3157 utenti che ieri hanno assistito alle dirette con i leaders della Lista Bonino-Pannella? 
Da Radicali, disobbediremo ad una tale norma 1 minuto dopo la sua approvazione.
 
A forza di basarsi sulle rendite di regime anziché sulla qualità e l’innovazione, l’Italia si ritrova con un servizio pubblico inesistente ed una televisione privata oramai incapace di fare impresa senza aiuti.
 

Le forze dell'ordine aiutano le industrie dell'audiovisivo a spiare illegalmente gli utenti? Si riferisca in parlamento.

dichiarazione di Marco Beltrandi, deputato radicale e Luca Nicotra, segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale 

Gli utenti della rete italiani sono costantemente sorvegliati e monitorati dalle industrie dell'audiovisivo. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint. Ma c'è un'altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l'ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell'audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e che con le Forze dell'Ordine operative sull'intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi. Temiamo che proprio da tale collaborazione la Fapav possa ricavare parte delle sue informazioni sugli utenti e che le forze dell'ordine e le istituzioni siano in qualche modo informate delle attività di monitoraggio illecito compiuto dalla Fapav. Si tratterebbe di un fatto molto grave, relativamente al quale prosegue l’azione congiunta dell’associazione radicale Agorà Digitale con i deputati radicali. Infatti oggi abbiamo depositato una interrogazione a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del PD, affinchè il Governo faccia chiarezza al più presto sui fatti denunciati.

Esistono trattative segrete contro le libertà in Rete, il Governo italiano riferisca in parlamento

Dichiarazione del segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale Luca Nicotra e dei senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti.

È urgente denunciare l'esistenza di un tavolo segreto che coinvolge da più di un anno Unione Europea e diversi altri paesi tra cui Australia, Canada, Corea del Sud e Stati Uniti per raggiungere un nuovo accordo (ACTA, Anti-Counterfeiting Trade Agreement) sui diritti di proprietà intellettuale, e che, se non verrà fermato in tempo, rappresenterà con ogni probabilità un nuovo giro di vite per le libertà su Internet. Le indiscrezioni sui contenuti dell'accordo stanno suscitando la preoccupazione delle associazioni a difesa dei consumatori e delle aziende tecnologiche per il potenziale impatto che l'accordo avrebbe sull'innovazione tecnologica e sui diritti degli utenti della Rete. Non solo ribadiamo la nostra contrarietà a questo nuovo tentativo di chiudere ulteriormente una già troppo restrittiva legislazione sul copyright, affidando ai service provider nuovi poteri di monitoraggio della Rete, ma riteniamo inaccettabile che dei dettagli di questo accordo non sia messa al corrente solo l'opinione pubblica, mentre con ogni probabilità sono le industrie interessate ai diritti di proprietà intellettuale a dettarne i contenuti.
Abbiamo perciò depositato oggi una interrogazione che chiede al Governo Italiano di indicare le misure che verranno prese affinché tutto ciò che riguarda lo sviluppo di ACTA sia liberamente accessibile ai cittadini italiani, e, in secondo luogo, indichi la posizione dell'Italia su tale questione.

A seguire il testo dell'interrogazione

Il Garante delle Comunicazioni non può essere uno sceriffo, i diritti vanno rispettati non compressi

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario dell'Associazione Agorà digitale) e di Marco Perduca (Senatore Radicale, Membro del Consiglio Direttivo di Agorà Digitale)

"Il decreto annunciato alla vigilia di Natale e presentato in Senato per un parere non vincolante, non sia mai, contiene una serie di misure che pongono preoccupazione relative al mezzo della Rete tanto quanto all'evoluzione di alcune figure come quella del garante per le comunicazioni.

Piuttosto che aggiornare all'era digitale la normativa inerente i diritti d'autore e le proprieta' intellettuali, il Governo insiste con l'estensione di quanto previsto per mezzi di comunicazione tecnologicamente molto piu' limitati rispetto alla Rete. Ma non solo, modifica, con un decreto, la figura e le funzioni del Garante per la Comunicazione affidandogli il ruolo di controllore delle eventuali violazioni dei diritti d'autore avvenute in seguito al ri-utilizzo, in particolare video, di materiali prodotti da altri andando a incidere pesantemente sia sulla liberta' di espressione sia su una delle principali caratteristiche di Internet e cioe' la possibilita' di creare ipertesti pressoche' infiniti.

Occorre che sia il Parlamento che tutti i cittadini vengano informati nel dettaglio del decreto e che si apra finalmente un dibattito sulla Rete prima di avviare misure che piu' che governare vogliono controllare il dominio digitale verso il quale la comunita' globale si sta evolvendo celermente. Porre freni polizieschi mettera' l'Italia fuori anche da questo settore.

Mozione del deputato radicale Matteo Mecacci per chiedere al Governo di Iniziative volte a garantire la libertà di comunicazione su Internet

Dichiarazione di Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nelle liste del Partito Democratico, membro del Consiglio Direttivo dell'Associazione Agorà Digitale

Insieme ai miei colleghi Radicali abbiamo presentato un’interrogazione urgente al Ministero degli Esteri affinche’ il Governo informi al piu’ presto il Parlamento su quali iniziative intende intraprendere a difesa della vita di migliaia di manifestanti a rischio di violenze e di morte in Iran. In particolare chiediamo al Governo di spere quali iniziative intenda prendere per garantire il rispetto della libertà di comunicazione attraverso internet e i telefoni cellulari in Iran e dall’Iran verso l’esterno, e se non intenda adottare sanzioni individuali di tipo economico e personale (divieto di concessione di visti ecc.) nei confronti dei membri del governo iraniano e dei responsabili degli apparati di sicurezza che hanno provocato le violenze e le repressioni in corso.
 
Di seguito il teso completo dell’interrogazione
 

Agorà Digitale aderisce alla Manifestazione "Libera Rete in Libero Stato"

Mentre si moltiplicano le versioni della petizione per un grande dibattito parlamentare sull'impatto di Internet sulla società, sull'economia e sull'informazione che abbiamo lanciata in Creative Commons ( oltre all'originale di Agorà Digitale, hanno già un certo successo quella di Metilparaben e quella di Pippo Civati), urge contribuire all'importante manifestazione Libera Rete in Libero Stato che si terrà domani in Piazza del Popolo dalle ore 17 e a cui Agorà Digitale aderisce.
Qui il gruppo facebook: http://www.facebook.com/pages/Libera-Rete-in-Libero-Stato/237964836258 a cui rimandiamo per ulteriori informazioni.

Internet e l'Italia: il Parlamento sia investito di un grande dibattito per una società aperta.

petizione. Inoltre, invita deputati e senatori a sottoscrivere la mozione parlamentare ed a sostenerne i contenuti.", 'status', false); $pagina_solo_petizione=(request_uri()=="/petizione"); if ($pagina_solo_petizione) : ?>

Dopo la concitazione delle ore che hanno seguito la violenza al premier Silvio Berlusconi, crediamo sia giunto il momento di sostituire al gioco delle contrapposte fazioni un dibattito costruttivo per il paese su quali sono i meccanismi di Internet, sulle insidie che nasconde e sulle incredibili opportunità che offre per lo sviluppo di una società aperta. Crediamo che i rischi che la rete corre in queste ore siano grandi, e che molti stiano cercando di approfittare della situazione per introdurre norme illiberali e contrarie alla libera circolazione delle informazioni e delle idee. Ma allo stesso tempo riteniamo che coloro i quali vogliono proteggerla siano investiti del dovere di costruire dei ponti con le istituzioni che la devono governare. L'ultimo consiglio dei ministri ha trovato un'accordo di massima per la creazione di nuovi strumenti per meglio censurare casi di apologia di reato o altri crimini compiuti su internet. Quindi niente riproposizione della proposta D'Alia contro cui la rete già si è mobilitata, perchè minava lo stato di diritto e il concetto stesso di giusto processo. Ma in ogni caso introdurre nuove misure di intervento è una materia delicata, che può avere implicazioni enormi sullo sviluppo della rete e non può essere preso senza una profonda riflessione. Inoltre ha confermato la volontà di riproporre una norma, quella contenuta nel decreto Pisanu, unica nel mondo, che prevede la schedatura dell'identità e delle attività di chiunque si colleghi ad Internet da luoghi pubblici. Inoltre il dibattito di questi giorni è troppo simile a quello che abbiamo visto altre volte dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, o dopo episodi di cronaca che hanno infiammato l'opinione pubblica e mostrano che esiste una parte dei vecchi media, della politica e dell'opinione pubblica che ha una profonda ignoranza sul funzionamento della rete, e per questo la teme. C'è il dovere, una volta per tutte, di aprire un grande dibattito e di affidararlo al Parlamento che, per una volta, tornerebbe ad avere quel ruolo di motore del dibattito del paese che gli appartiene. Ci appelliamo al Parlamento tutto affinchè metta in calendario una seduta straordinaria sulla Rete e a cui possano partecipare numerosi esponenti della società civile che conoscano e sappiano spiegare Internet. Al Parlamento e all'Italia. Ma allo stesso tempo ci appelliamo con ancora più forza al Governo e in particolare al Ministro Maroni affinchè qualsiasi attività normativa venga sospesa subordinandola a tale dibattito. A questo link trovi il testo della mozione parlamentare a prima firma Marco Beltrandi e sui cui stiamo raccogliendo le firme di parlamentari di maggioranza ed opposizione.

AVVERTENZA: questa è la prima petizione in Creative Commons della storia. Cosa vuol dire? Che puoi non solo sottoscriverla su questo sito o uno degli altri che la pubblica. Ma puoi addirittura metterla sul tuo sito e raccogliere lì le firme. Anzi puoi addirittura modificarla e raccogliere su il tuo testo modificato le firme, a patto di mantenere inalterata questa avvertenza. Quando cercheremo di spiegare che non è più possibile pubblicare su un giornale un singolo testo con una lista di firme, ma esiste una pluralità di appelli tutti però con la richiesta di un grande dibattito parlamentare, beh, staremo già spiegando Internet.

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