Legalizziamo il file sharing

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Trattato ACTA finalmente pubblico, una prima vittoria ma molte le questioni aperte

http://www.mikejr1.es/portal/images/stories/images/anti_acta.jpg

Da circa un'ora è stato messo online dalla Commissione Europea un draft (qui il PDF) dell'Anti-Counterfeiting Trade, il temuto accordo internazionale (fino ad ora mai pubblicato ufficialmente) che rischia di restringere ulteriormente le libertà in Rete e per rendere pubblico il quale anche Agorà Digitale era intevenuta con una interrogazione presentata dal Senatore Marco Perduca. Leggendo il draft ci si accorge che sono ancora aperte numerosissime possibilità (identificate con delle parentesi quadre), e questo renderà complessa l'analisi del documento, a cui si può prendere parte in questo workspace.

Per ora ci si può associale alle affermazioni di Jérémie Zimmermann, co-fondatore di La Quadrature du Net,

"questa pubblicazione mostra quanto efficacie può essere una forte mobilitazione di cittadini in tutto il mondo. Le indiscrezioni avevano mostrato che ACTA poteva ostacolare la libertà d'espressione, l'accesso alle medicine e l'innovazione nella società della conoscenza globale. Questa pubblicazione ufficiale ci indica che in effetti è così. Dobbiamo fermamente rifiutare che dei rappresentanti non eletti possano per conto loro ideare delle politiche che hanno un impatto così critico su elementi così fondamentali per la società"

L'Italia è sull'orlo della crisi tecnologica

[dal blog di Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale]

Il futuro della Rete in Italia è compromesso. L'annuncio di nuovi esuberi che porta a 6822 il conto totale  entro il 2012 (2300 erano già previsti) è solo l'ultima puntata della grave crisi che colpisce Telecom e che avrà un impatto decisivo sulle possibilità di innovazione nel nostro paese.

La situazione è questa: se non facciamo la nuova rete per cui ci vogliono più o meno 13 miliardi di euro, tra 10 anni l'Italia può tranquillamente considerarsi fuori dal mondo sviluppato.
Il problema è che Telecom ha un debito di 35 milardi con un fatturato di 27 miliardi. Una situazione da fallimento, causata da una serie di scelte storiche sbagliate a partire dalla privatizzazione della Rete in un mercato non liberalizzato, poi aggravata dalla nota scalata che ha consolidato un debito mostruoso. Nel frattempo sono passati almeno una decina d'anni in cui Telecom ha investito davvero poco ed ora viene coplita dalla crisi globale del settore: basta andare sul blog di Stefano Quintarelli per accorgersi delle vittime sul campo di battaglia.

Il governo può fare qualcosa? Per ora è stato neppure in grado neppure di stanziare una prima trance da 800 milioni promessa da tempo e poi scomparsa, riapparsa e riscomparsa diverse volte. E si tratta di fondi destinati allo sviluppo delle aree svantaggiate. Siamo arrivati al punto in cui è davvero difficile fidarsi degli annunci fatti e non aumenta la fiducia il recente staziamento di 20 milioni per un risibile incentivo, comprensibilmente ignorato dagli italiani.
 
Il bello è che se anche il governo davvero decidesse di finanziare la nuova rete si troverebbe in seria difficoltà. Perchè Telecom non è più in grado di investire e rischia anzi di dover utilizzare tutte le entrate per ripianare parte del debito al contempo facendo finta di fare qualcosa. Anche gli annunci della pioggia di miliardi promessi per la banda larga nei prossimi anni sono privi di  dettagli e quindi credo ci sia poco da fidarsi.

Una situazione senza uscita quindi? Probabilmente le uniche iniziative perseguibili ad oggi sono quelle proposte da Valducci, presidente della commissione trasporti che ha proposto una roadmap per la digitalizzazione che tra le atre propone la mappatura delle infrastrutture del paese e un coordinamento Stato-Regioni per gli interventi futuri. Monitoraggio che anche Agorà Digitale già a novembre aveva auspicato.

Tutto questo potrebbe permettere, mentre si cerca una soluzione (che io davvero non saprei immaginare) a livello nazionare, di consentire iniziative dal basso mettendo in sinergia le risorse che le amministrazioni locali sono disponibili ad investire.

E se le scuse non bastassero? Ce la farà il mercato a proteggere la libera rete?

 

[dal blog di Luca Nicotra, segretario dell'Associazione Agorà Digitale]

Se ce la fa a reggerne il peso, che sia il mercato a determinare lo sviluppo della rete libera. Questo è il mio più grande augurio. Ma se non ce la facesse?

Sono giorni in cui tutti i big della rete si scusano. Apple, ad esempio, lo fa per l'episodio della della censura del vignettista americano vincitore del Premio Pulizer ( rilanciata in Italia dai blog di Massimo Russo e Vittorio Zambardino ), che purtroppo sappiamo è solo la punta di un Iceberg di censure molto più diffuse, pervasive e nascoste.

E se la censura è nascosata, non può diventare un elemento di decisione degli utenti della rete.

Inoltre, viene da chiedersi, quanto inciderà l'incidente sulle vendite dell'Iphone? Sicuramente qualcuno si sarà indignato e non acquisterà più l'apparecchio, ma quanti sono? Abbastanza da far cambiare approccio a Steve, che già nei giorni scorsi ha rassicurato genitori e coniugi, escludendo la possibilità che i suoi apparecchi siano  invasi dal porno? Niente pornografia, niente satira graffiante, niente parole che potrebbero inquitetare i giovani pargoli. La lista si sta allungando. Ma quanto contano queste notizie se confrontate all'incessante susseguirsi di feedback positivi, recensioni e, certo non lo trascuro, alla qualità intrinseca della tecnologia che propone?

Non c'è solo la censura tra i problemi che i mercati sembrano riuscire ad elaborare con difficoltà. C'è il problema della privacy e del trattamento dei dati personali. Qui a scusarsi è stata in questi giorni Google. Per una politica aggressiva sul suo nuovo strumento social, Buzz, che esponeva ai contatti informazioni sulle abitudini degli utenti, che si sono prontamente lamentati. Anche in questo caso, l'approccio di Google ha determinato l'allontanamento di alcuni, ma quanti? Davvero è necessario che i giganti dell'informazione si possano muovere con questa agilità senza subire alcuna conseguenza?

Figuriamoci, sono l'ultimo che si batterebbe per introdurre scriteriatamente nuove norme che limitino, censurino, impongano alle aziende del settore del web alcunchè. Però forse non sarebbe sbagliato cominciare a discuterne. Capire quanto queste limiterebbero l'innovazione di aziende come Google o Facebook che sperimentano modelli di business innovativi e si fanno carico di rischi e di enormi spese: solo visualizzare il numero di server posseduto da Google è impressionante e fa capire che ci dobbiamo muovere con i piedi di piombo.

Stiamo attenti quindi. E prepariamoci a delle strane alleanze. Perchè se immagino chi potrebbero essere i compagni di strada di questa riflessione, mi vengono in mente proprio i grandi produttori di contenuti (editori, case discografiche, produttori cinematografici, etc.) che fino ad ora, da pirati, ci siamo per lo piu' impegnati a prendere a cannonate digitali.

Perchè se li convincessimo ad abbandonare la via della restaurazione per tutelare la loro fetta di mercato (e qui la legalizzazione del file sharing non commerciale potrebbe aiutare, vero Maroni?) magari si potrebbero accorgere che proprio un mercato e una società libera e democratica sarebbe l'assicurazione migliore per ottenere i giusti compensi per i loro contenuti. Il caso di Amazon, costretta a rinegoziare al rialzo i compensi per gli editori dopo l'entrata di nuovi player del mercato è lì a dimostrarlo.

Festival delle libertà digitali, dal 10 al 16 maggio a Milano

[dal blog di Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale]

Chi si occupa di libertà digitali, sa bene la difficoltà di organizzare eventi su queste tematiche. Per questo credo che l'iniziativa di Wikimedia Italia di lanciare un Festival delle Libertà Digitali sia da sostenere in tutti i modi. Per le associazioni, come Agorà Digitale che si occupano di libertà digitali inoltre è possibile contribuire direttamente al festival.

Con la convinzione che partendo dai successi collaborativi di Wikipedia e del Software Libero, si riesca davvero a comprendere cos'è la rete e perchè bisogna salvaguardarla:

Il Festival delle libertà digitali nasce per coinvolgere una più ampia fascia di persone nei valori positivi della rivoluzione culturale che stiamo vivendo, quella digitale, legata ad Internet, sulla spinta etica e dei principi di libertà che sono alla base del software libero.

Vogliamo mostrare che la condivisione di risorse in rete è possibile in modo legale utilizzando i principi etici alla base del software libero. Ci rivolgiamo in particolare ai giovani, con la condivisione legale della musica, di immagini, di notizie e di conoscenza. Interagiamo con le persone, con cui sperimentiamo dal vivo progetti su Internet socialmente significativi e basati sul volontariato degli utenti, come l'enciclopedia libera Wikipedia. 

 

I primi vagiti di Password, la non-rivista a cura di Agorà Digitale

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Password è una nuova rivista a cura di Agorà Digitale. Ci vogliamo confrontare con la comunicazione digitale, e le sue tecnologie, con la cultura, la politica, la società, l'economia.
L'obiettivo è quello di riuscire a realizzare ogni due mesi un progetto-documento monotematico aperto a qualsiasi contributo, a partire da un primo numero che ci porterà a ragionare sulle nuove forme di lotta da mettere in campo contro il nuovo oscurantismo in rete.

Password è in un certo senso una non-rivista perchè vive prende vita in molti luoghi. Fisici, come quello della Festa dei Pirati, durante la quale il progetto è stato presentato (qui potete scaricare le 4 pagine di presentazione) e mediatici, visto che la seconda tappa di avvicinamento al primo numero sono le 2 pagine su Agenda Coscioni di Aprile, che introducono il tema della Disobbedienza Civile Elettronica.

Vogliamo proseguire sperimentando nel prossimo mese nuovi canali e modalità offerte dalle piattaforme digitali.

E abbiamo bisogno continuamente di nuovi creativi, scrittori, giornalisti, illustratori, appassionati di tecnologie, hacker, attivisti che si vogliano cimentare con questo progetto.

Se siete interessati al progetto, o anche solo per ulteriori informazioni scriveteci all'indirizzo nicotra@agoradigitale.org.

Password cercherà di cogliere e rappresentare le sollecitazioni più interessanti, gli aspetti più controversi, le proposte più efficaci, su quanto è relazione tra mondo digitale e società, una relazione fatta di scelte, di politiche, di comportamenti. E di lotta.
Password sarà anche un luogo di arte nel senso del segno che comunica e 'parla' di sé a chi 'sa ascoltare', comprendere, al di là del segno grafico in sé.

Nei prossime settimane potrete seguire le tappe che ci porteranno al primo numero visitando la pagina www.agoradigitale.org/password

 

Queste le pagine a cura di Password che trovate nell'inserto di Agenda Coscioni di questo Aprile (che potete anche scaricare in pdf):

 

 

Maroni Pirata? Allora si faccia promotore della legalizzazione del file-sharing

[Dal blog di Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale]

Dobbiamo inchiodare Maroni alle sue responsabilità di governo.

Un ministro non può fare provocazioni e poi non trarne le conseguenze. Bisogna certo dare atto al ministro dell'interno di aver avuto più volte il coraggio, come qualsiasi appassionato di musica, di confessare la sua abitudine a scaricare parte della musica illegalmente da Internet. Non solo. Il ministro nell'intervista pubblicata oggi da Panorama va oltre dichiarando di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese (che purtroppo da qualche giorno è anche inglese) del distacco da internet dei cosiddetti "pirati". E si spinge ad ipotizzare addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d'intrattenimento. Tra l'altro non è neppure l'unico ministro ad aver fatto dichiarazioni di questo tipo. Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Ebbene, se due ministri sono contro la repressione del fenomeno del file-sharing hanno il dovere di trarre le dovute conseguenze, facendosi promotori di una iniziativa che porti verso l'unica strada alternativa alla criminalizzazione, e cioè la legalizzazione del fenomeno file-sharing.

Il governo stesso si può fare promotore di iniziativa legislativa e ci sono decine di esperti e centri studi che potrebbero supportarne il lavoro.

In alternativa sarebbe sufficiente supportare e lavorare per far calendarizzare al più presto la proposta di legge a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale, che prevede l'unica via ritenuta dagli esperti davvero percorribile, quella basata sulle licenze colletive estese (per approfondire qui il position paper del centro Nexa sul tema).

 

Festa dei pirati, il comunicato ufficiale - I pirati digitali all’arrembaggio di Montecitorio

 

Festa dei Pirati - I pirati digitali all’arrembaggio di Montecitorio

Sabato 20 marzo 2010 dalle ore 11

Teatro Capranica – Piazza Capranica 101 - Roma

 
Dopo il grande successo della prima edizione torna anche quest’anno la Festa dei Pirati.  L’appuntamento è fissato per sabato 20 marzo a Roma, a due passi da Montecitorio, al Teatro Capranica, per una giornata di incontri e dibattiti sulla libertà della rete.

Oggi, nel mondo, la maggior parte dei contenuti che circolano in rete vengono scambiati con sistemi di file sharing. Fra le giovani generazioni, blog e social network si stanno affermando come un’alternativa ai grandi monopoli mediatici. La libera circolazione delle idee e dei materiali nel web è ormai un dato di fatto che deve aprire un vero dibattito politico e civile e che non trova soluzione in leggi repressive, di fatto aggirabili.
Alla seconda edizione della Festa dei pirati si approfondirà il dialogo fra i portatori delle istanze della rete e le istituzioni e i partiti politici, si analizzeranno le misure legali attuate dal governo in termini di regolamentazione di internet, si studieranno le possibilità democratiche aperte dai social network e si presenteranno alcuni dei software più efficaci sviluppati dalle comunità di hacktivisti per garantire l’anonimato e la libertà di navigazione degli utenti che vivono in paesi dove internet viene censurato. Al termine una grande festa fra performance artistiche, musica e installazioni. Fra i partecipanti importanti personalità politiche, rappresentanti del Partito pirata svedese e di The Pirate Bay, blogger di fama internazionale e artisti di avanguardia.

L’evento è promosso da: Movimento ScambioEtico, Comunita' TNT Village, Associazione Partito Pirata, Agora' Digitale, Linux Club Italia, Free Hardware Foundation, Altroconsumo, Alcei, Aduc, LPM (Live Performers Meeting), FLxER (Flash Video Mixer), Cantiere di Urban Experience, Libertiamo. Con il supporto di Regione Lazio (Assessorato al Bilancio, Programmazione economico-finanziaria), Provincia di Roma (Assessorato alle Politiche del Lavoro e Formazione), Radio Radicale. Con la collaborazione della casa editrice Cooper e nois3lab.
 

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A Call for Pirates - Agorà Digitale per la Festa dei Pirati il 20 marzo a Roma

 

Agorà Digitale è tra i promotori della Festa dei Pirati che si terrà il 20 marzo a Roma e che sarà lanciata ufficialmente lunedì prossimo quando troverete tutte le informazioni sul sito web www.festadeipirati.net . Nel frattempo chiunque volesse dare una mano per l'organizzazione e la diffusione dell'evento può contattarci scrivendo all'indirizzo nicotra@agoradigitale.org. Fatevi avanti. :-)

 

Interrogazione parlamentare su censura video Travaglio su Youtube da parte di Mediaset.

Dichiarazione di Luca Nicotra, segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale, Marco Perduca e Donatella Poretti, senatori radicali eletti nelle liste del PD.

Roma, 1 marzo 2010

''Urge intervento del governo per limitare il potere di censura degli editori sui contenuti pubblicati online''

I senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, in collaborazione con l'Associazione radicale Agorà Digitale, presenteranno una interrogazione parlamentare in merito al video di Marco Travaglio censurato da Youtube per una erronea segnalazione di violazione del copyright.

Si tratta di un abuso, causato della completa discrezionalità di Mediaset che ha la possibilità di censurare, con effetto immediato, qualsiasi contenuto che a suo giudizio violi il suo diritto di editore, tramite il meccanismo del *takedown*, già sotto accusa in numerosi paesi.

Nonostante non ci sia alcuna prova che si tratti di una censura mirata al contenuto, pur critico nei confronti dei poteri forti, e non dell'errore di un tecnico, questo non limita la gravità dell'evento che dimostra come l'utente/cittadino sia in balia dei grandi gruppi editoriali italiani e quindi, potenzialmente, della loro censura.

Marco Travaglio è personalità in grado di reagire per vie legali. Ma quanti sono gli utenti vittime di tali misure di cui non si saprà mai nulla? Chi controlla questo enorme potere di filtraggio? Quali sono le contromisure per punire tali abusi?
A queste domande è urgente che il governo risponda.

 

 

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