Cosa abbiamo fatto

Formata da attivisti che lottano per l’affermazione dei diritti digitali, l’associazione è nata il 6 settembre 2009 raccogliendo le maggiori associazioni e alcuni tra i più autorevoli esponenti dell’attivismo 2.0. Nei primi tre anni di vita, Agorà Digitale ha già collezionato nel suo curriculum una serie di battaglie, e di vittorie, contro le minacce dalle quali la Rete ha dovuto difendersi; dalle eccessive rivendicazioni di possesso dei contenuti avanzate dai detentori di diritti d’autore fino al tentativo di imbavagliare la marea di bit che ogni giorno circola sulle reti telematiche, le azioni di mobilitazione sono state puntuali e costanti.

Trasparenza e Open Data
Dal 2010 Agorà Digitale si è subito contraddistinta per le mobilitazioni in materia di trasparenza e open data. Un fronte che ha visto i membri dell’associazione impegnati, oltre che nelle campagne sul Web, nella stesura di disegni di legge, e nella messa a punto di progetti di formazione come la scuola di Open Data. Il tutto, passando per “medaglie” come la legge approvata dal consiglio della Regione Lazio nel maggio 2012.

Contro la censura targata Agcom
Di fondamentale importanza la mobilitazione che ha respinto il tentativo portato avanti dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di esporre ogni contenuto della Rete al rischio censura, bypassando le regole fondamentali dello stato di diritto. Un percorso durato anni, dall’approvazione del decreto Romani fino alla resa di Calbrò e compagni. In eventi come La notte della Rete l’associazione ha riunito attorno a sé i maggiori esponenti della cultura digitale mostrando i muscoli di una comunità che non ci sta a farsi scippare la libertà di utilizzare a pieno regime le nuove tecnologie.

Nomine e lottizzazione
Sempre in tema Agcom è la battaglia portata avanti contro i sistemi di nomina dell’autorità, così ancorati alle logiche di lottizzazione e clientelismo che hanno contraddistinto tutta la storia repubblicana del nostro Paese. Iniziative come Vogliamotrasparenza hanno generato uno scontro aspro per via della diversità culturale degli attori in gioco. L’associazione ne è uscita forse con una parziale sconfitta, ma comunque consapevole di aver imposto al sistema un fondamentale momento di riflessione su meccanismi che vengono lasciati alle decisioni delle segrete(rie) di partito nonostante la decisiva influenza che esercitano in uno dei settori più importanti del vivere civile.

No Fava
Il ruolo di watchdog del potere svolto da Agorà Digitale è testimoniato, inoltre, dalle campagne portate avanti contro le censorie proposte dell’onorevole leghista Luigi Fava, le iniziative intraprese contro “l’ammazzablog” e “l’ammazzaWikipedia” e il ruolo svolto nella mobilitazione europea contro l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, meglio conosciuto come Acta.

Questa Pec s’ha da fare
Nel settembre 2011 era invece arrivata la vittoria in materia di posta elettronica certificata, in quella che è stata la prima class action per i diritti digitali in Italia. La Regione Basilicata veniva infatti condannata dal Tar per non aver adempiuto ai suoi obbloghi in materia di pec.

Dentro il Palazzo
Nel dicembre 2011 è l’emendamento del deputato radicale Marco Beltrandi a “bucare” la commissione Bilancio della Camera, mentre l’avvocato Marco Sicaldone “diventava legge” nell’agosto 2012. Il nuovo articolo 68 del Codice dell’amministrazione digitale accoglieva infatti la sua proposta di esplicitare che l’acquisto di software proprietario da parte della Pa deve rappresentare una modalità residuale consentita solo quando viene provato che diversamente proprio non si può agire.

Salva il pinguino
Poche settimane prima era partita la campagna “Salva il pinguino“, mobilitazione contro il sopruso perpetrato dalle multinazionali che troppo spesso non permettono di utilizzare software libero annullando la garanzia dei dispositivi.

Al Senato
La campagna permanente per una più libera circolazione dei contenuti e dei saperi vede Agorà Digitale presentare in Senato, nel febbraio 2012, 15 emendamenti per la “rivoluzione digitale italiana”. Tra le altre proposte, la richiesta di abolizione del monopolio Siae, rinforzata dalla recente abolizione dei monopoli in materia di diritti d’autore e diritti connessi e la spinta verso una valorizzazione dell’editoria giovanile.

Il rilancio dell’attività inaugurato nel settembre 2012 poggia dunque sulle forti fondamenta di un’esperienza che ha già dimostrato ai membri dell’associazione e a chi ha saputo entrare in sinergia con la loro azione che puntando sulle nuove tecnologie si può spazzare via la crisi e costruire un percorso di reale sviluppo per il Paese.