Agorà Digitale vince la prima Class Action italiana per i diritti digitali

L’oggetto del ricorso?

L’associazione Agorà Digitale e i Radicali Italiani attraverso l’avvocato Ernesto Belisario hanno promosso presso il TAR, nell’estate 2009, la prima class action italiana per i diritti digitali. Si contestava alla Regione Basilicata la violazione delle norme in materia di Posta Elettronica Certificata (PEC).

La sentenza del 23 settembre 2011, accogliendo il ricorso dell’associazione Agorà Digitale, assume carattere storico sotto diversi profili:

* In primo luogo, è la seconda class action vinta in Italia, e la prima in difesa dei diritti digitali.

* In secondo luogo, con questa sentenza il TAR apre un nuovo corso nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. I primi infatti potranno rivolgersi alle sedi competenti per vedere implementate le disposizioni contenute nel Codice della Amministrazione Digitale, che assumono quindi valore imperativo e non programmatico.

Cos’è la PEC?

La Posta Elettronica Certificata è uno strumento che permette di dare ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. Permette quindi di dialogare con la pubblica amministrazione in maniera rapida e con costi inferiori agli strumenti tradizionali. #

Cosa prevedono le norme in materia di PEC?

Secondo l’art. 54 comma 2-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale: “Le amministrazioni pubbliche pubblicano nei propri siti un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi del presente codice. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta”.

Tali norme sono ribadite, come richiamato anche dalla sentenza, anche all’ art. 1 delle “Linee guida per i siti web della PA”, dove si afferma che l’elenco delle caselle di posta elettronica certificata deve essere “costantemente disponibile all’interno della testata” e collocato in posizione privilegiata in modo da essere visibile nella home page del sito.

La sentenza

Il TAR ha quindi accolto il ricorso dell’Associazione Agorà Digitale ritenendo inadempiente la Regione Basilicata in riferimento alle norme, a cui è stato attribuito valore imperativo, previste dal Codice dell’Amministrazione Digitale. Nello specifico la Regione Basilicata ha violato i diritti digitali dei cittadini non predisponendo gli strumenti necessari, e non dandone la visibilità opportuna sul proprio sito web, per l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata.

Leggi qui il testo completo della sentenza.

Le dichiarazioni

Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale: “La sentenza del TAR della Basilicata per la prima volta condanna un’istituzione per violazione dei diritti digitali dei cittadini. Si tratta di una decisione che in previsione va addirittura oltre al dovere di pubblicare un indirizzo di posta elettronica certificiata sul proprio sito: grazie alla denuncia presentata dall’Associazione Agorà Digitale e dai Radicali si apre una stagione in cui la società civile potrà farsi direttamente promotrice dell’ammodernamento e della digitalizzazione della macchina pubblica”.

Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani: “«La violazione delle leggi da parte delle istituzionivimpedisce a milioni di italiani di accedere ai servizi digitali e di ridurre tempi e costi. I diritti digitali dei cittadini non possono rimanere solo sulla carta: abbiamo iniziato la regione Basilicata, ma proseguiremo con le altre migliaia che ancora oggi sono fuorilegge. Forse Tremonti non lo sa, ma c’è una tassa aggiuntiva che viene imposta agli italiani: è la “tassa” delle raccomandate che paga chiunque voglia rivolgersi agli uffici di molte regioni e ministeri”.

TAR Basilicata – PEC_0

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